Carige AssicurazioniDa marzo 2013 a febbraio 2015, più di 2000 clienti, aventi residenza su tutto il territorio nazionale, sono stati sistematicamente citati in giudizio presso il foro di Milano, con l’indicazione di una data fittizia della prima udienza, senza che la causa sia stata iscritta a ruolo.

E’ stato rilevato che a partire dal marzo del 2013 la sede di notifica degli atti è sempre quella di Milano indipendentemente dalla residenza del consumatore. La data di cessazione della pratica si desume, invece, dalla proposta di impegni, laddove la Parte dichiara di aver “disposto, a far data dal ricevimento della comunicazione di avvio del procedimento in esame, l’immediata interruzione della notificazione di atti di citazione ad Autorità giudiziaria territorialmente incompetente, avuto riguardo al foro del consumatore”.

A fronte dei procedimenti instaurati dinnanzi al foro di Milano, si è riscontrato il pagamento in 515 casi, per un totale di 122mila euro circa recuperati.

Perchè è una pratica commerciale scorretta?

La pratica commerciale oggetto di valutazione è rappresentata dal fatto che la società Carige Assicurazioni S.p.A. ha inoltrato, a diversi consumatori, al fine di recuperare crediti, atti di citazione in giudizio senza il rispetto del foro competente, senza iscrivere a ruolo la causa.

Al riguardo, in via preliminare, appare opportuno considerare che le attività di recupero crediti sono valutabili come “pratiche commerciali post–vendita” disciplinate dalla Direttiva n. 2005/29/CE in materia di pratiche commerciali sleali. Infatti, quando il consumatore ha un debito verso un professionista, il recupero di tale credito, sia svolto a livello aziendale che da parte di professionisti terzi, è – comunque – direttamente legato alla vendita/fornitura di prodotti/servizi.

Dall’esame delle evidenze istruttorie si rileva che il professionista, in modo sistematico, ha inoltrato, per il tramite di avvocati, atti di citazione presso una sede di un unico giudice di pace, dunque diversa da quella territorialmente competente per i consumatori che risiedono sotto altre giurisdizioni, con l’indicazione di una data fittizia della prima udienza, senza procedere ad iscrivere a ruolo la causa e, nello specifico, risultano esser stati inoltrati, a migliaia di consumatori, indipendentemente dalla relativa residenza, atti di citazione presso il giudice di pace di Milano.

La condotta del professionista integra, quindi, una pratica commerciale scorretta e aggressiva ai sensi degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo, in quanto idonea ad indurre il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.

Essa è volta, infatti, non a esercitare un legittimo diritto di recupero in sede giudiziale del credito, ma a determinare nel consumatore medio un indebito condizionamento, ingenerando il convincimento che sia preferibile provvedere al pagamento dell’importo richiesto, piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario presso una sede lontana e non agevole. La citazione in giudizio presso una sede diversa da quella territorialmente competente è infatti una pratica idonea a esercitare, nei confronti dei destinatari, un notevole grado di pressione psicologica suscettibile, nella sostanza, di determinare un significativo condizionamento delle scelte e dei comportamenti.

SANZIONE

Sulla base di tali elementi, si ritiene di determinare l’importo base della sanzione amministrativa pecuniaria applicabile al professionista nella misura di 1.320.000 (unmilionetrecentoventimila) euro.

In considerazione del fatto che sussiste, nel caso di specie, una circostanza attenuante, in quanto il professionista ha modificato, alla ricezione della comunicazione di avvio del procedimento, la procedura in materia di recupero crediti, procedendo solamente all’inoltro degli atti di citazione presso il foro competente e ha dato comunque corso agli impegni presentati, si ritiene di determinare l’importo della sanzione nella misura di 1.000.000 euro.

 

 

 

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