La compagnia non paga senza motivo: condannata per lite temeraria

Una recente sentenza del Tribunale di Tivoli, depositata il 10 dicembre 2015, con il n. 2428, ha condannato due imprese assicuratrici, responsabili in concorso per i danni subiti da un pedone in un incidente stradale, per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.

Per i non addetti ai lavori, si tratta di una condanna aggiuntiva che viene inflitta a chi inizia o resiste in una causa civile “con mala fede o colpa grave”.

In altri termini, quando qualcuno inizia una causa senza avere fondate ragioni, oppure contesta le richieste di chi lo ha convenuto in giudizio con eccezioni pretestuose, può subire una condanna aggiuntiva al risarcimento del danno così causato.

E’ interessante il fatto che il Tribunale di Tivoli abbia applicato la norma in una causa complessa, in cui le responsabilità erano concorsuali, se pure il pedone danneggiato non aveva alcuna colpa e il concorso riguardava i due conducenti dei veicoli.

E’ lo stesso Tribunale di Tivoli che ce lo dice, liquidando le spese legali in misura massima a causa della “complessità del giudizio”. Quindi non basta la complessità del giudizio per mettere al riparo dalla condanna per lite temeraria.

Ma il Giudice Unico, nella persona del Dott. Alessio Liberati, ci dice anche che il danno avrebbe dovuto essere liquidato subito, “stanti le competenze della compagnia” e che le compagnie “hanno enfatizzato elementi del tutto trascurabili o addirittura equivoci”, eccependo l’attraversamento al di fuori delle strisce pedonali in una strada che ne era priva, o rimarcando lo status di straniero senza fissa dimora del danneggiato, come se essa non fosse un elemento che “gioca a sfavore della vittima.

Sulla scorta di queste motivazioni, il Giudice di Tivoli usa la mano pesante, e condanna entrambe le compagnie a pagare un risarcimento pari al quadruplo delle spese legali.

Non si tratta di una sentenza isolata, si ricordi ad esempio la sentenza del Tribunale di Milano del 19.4.2013, n. 4407/13 con la quale la compagnia veniva condannata per mala gestio a pagare il danno ultramassimale (per milioni di euro in più) e anche a un risarcimento per responsabilità aggravata pari ad E 30.000,00.

Ma è interessante la sottolineatura da parte del giudice dello squilibrio di forze tra danneggiato e compagnie, nonché la denuncia del tentativo delle compagnie di avvantaggiarsene:

…non può sottacersi l’esistenza di un enorme contenzioso (che rallenta ulteriormente la giustizia) che vede soccombenti le compagnie assicuratrici e che è generato – con tutta evidenza – da intenti defatigatori delle compagnie assicuratrici stesse, nel palese tentativo di indurre le parti ad accettare somme inferiori al dovuto in tempi brevi o, al contrario, dover sottostare ai tempi lunghi della giustizia e, non da ultimo, al rischio di errori processuali.

Si tratta di considerazioni non banali, specialmente considerando che in tema di danno alla persona da incidente stradale, i media parlano sempre e solo di frodi: di dove sono più concentrate, o di come in Italia ci siano più richieste per lesioni che in altri paesi di Europa.

D’altronde quando viene scoperto un giro di sinistri falsi, la notizia rimbalza sui media, di settore e non, mentre quando un danno viene sottopagato, quando un danneggiato aspetta anni per vedersi accreditare un risarcimento incontestabile, nessuno ne parla. Nemmeno il malcapitato danneggiato, che non vede l’ora di voltare pagina e di certo non fa nulla per diffondere la notizia.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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