In Italia: cresce la fiducia verso il welfare aziendale

  • allarme povertà: sono oltre 4 milioni le persone che vivono senza redditi da lavoro; il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto negli ultimi sette anni di oltre il 10%[1]

 

  • il 36% degli intervistati ritiene che il rischio di poter perdere il reddito a causa di una sopravvenuta perdita della capacità di lavorare sia inferiore al 10%, mentre secondo le statistiche fino al 25% della forza lavoro potrebbe perdere la capacità lavorativa

 

  • il 65% degli intervistati è interessato a sottoscrivere una polizza a protezione del reddito

 

  • dal “welfare state” al “welfare aziendale”: con il protrarsi della crisi finanziaria cresce la sfiducia verso interventi a sostegno delle famiglie da parte dello Stato: 6 intervistati su 10 si aspettano una diminuzione del supporto economico da parte dello Stato nei prossimi 5 anni. Oltre il 50% degli intervistati preferirebbero un pacchetto di benefit con incluse coperture assicurative, rispetto ad uno stipendio più elevato

 

Nel mondo: il rischio è sottostimato

  • il rischio di perdere il reddito è sottovalutato: il 38% del campione ritiene che il fenomeno possa capitare solo nel 10% dei casi, mentre secondo le statistiche fino al 25% della forza lavoro potrebbe perdere la capacità lavorativa

 

  • 6 persone su 10 non sanno ancora come poter proteggere il proprio reddito e 4 su 10 non hanno idea che esistano forme di assicurazione ad hoc.

 

  • oltre il 50% degli intervistati senza coperture assicurative a tutela del reddito, sarebbe interessato a sottoscriverne una

 

  • per il 50% degli intervistati i fattori determinanti per la sottoscrizione di prodotti assicurativi a tutela del reddito sono una maggiore trasparenza informativa e la riduzione delle tariffe dei premi

 

  • il 13% degli intervistati beneficia di coperture a protezione del reddito offerte dalla propria azienda e 6 persone intervistate su 10 preferirebbero un pacchetto di benefit ad uno stipendio più elevato

 Zurich Insurance Group (Zurich) presenta i risultati preliminari della Ricerca internazionale “Income Protection Gap Study 2016” realizzata in 11 Paesi nel mondo sul fenomeno della riduzione o perdita del reddito familiare a causa di morte o invalidità.

 

Negli ultimi anni, a livello globale, ed in particolare in Italia, si assiste a grandi cambiamenti nello scenario economico sociale. Nel 2015 si è toccato il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: 15 mila nati in meno rispetto al 2014[3], il processo di senilizzazione della popolazione in atto ha fatto aumentare le percentuali di disabilità della popolazione italiana, mentre si è ridotto l’intervento dello stato sociale. Ad aggravare una situazione caratterizzata anche da una prolungata crisi economica, l’incremento del tasso di disoccupazione, a quota 11,7% lo scorso aprile, la diffusione di forme contrattuali non coperte dal welfare sociale e l’allarme povertà in Italia. Sono oltre 4 milioni le persone che vivono senza redditi da lavoro, mentre il reddito disponibile delle famiglie, misurato in termini di potere d’acquisto ai prezzi del 2015, si è ridotto negli ultimi sette anni di oltre il 10 per cento e la spesa in termini reali delle famiglie si è contratta di circa sette punti percentuali[4].

 

 

Emerge quindi l’esigenza di una maggiore educazione sulla tutela del reddito: i risultati dell’indagine di Zurich evidenziano in primo luogo la sottovalutazione del rischio: 6 persone su 10 non sanno ancora come poter proteggere il proprio reddito e 4 su 10 non hanno idea che esistano forme di assicurazione ad hoc. Inoltre si rileva una scarsa informazione sul fenomeno: per oltre il 50% degli intervistati i fattori determinanti che potrebbero favorire la diffusione di prodotti assicurativi a tutela del reddito sono una maggiore trasparenza nell’informativa rilasciata e una riduzione delle tariffe dei premi, percepiti più onerosi di quanto siano in realtà.

 

 

 

In Italia

Dall’indagine di Zurich emerge un trend di sfiducia nei confronti di interventi a sostegno delle famiglie da parte dello Stato. Su questo punto l’Italia è tra i Paesi più pessimisti: 6 intervistati su 10 si aspettano infatti una contrazione del sostegno pubblico nei prossimi 5 anni. A conferma del dato, il 65% degli intervistati è interessato a sottoscrivere una polizza a protezione del reddito.

Il 36% degli intervistati ritiene che il rischio di poter perdere il reddito a causa di una sopravvenuta perdita della capacità di lavorare sia inferiore al 10%, mentre secondo le statistiche fino al 25% della forza lavoro potrebbe perdere la capacità lavorativa.

Si registra a un ampio consenso verso misure di welfare aziendale: il 56% degli italiani preferirebbe un pacchetto di benefit con incluse coperture assicurative, rispetto ad uno stipendio più elevato, trend che viene anche sostenuto dal Governo, che con la Legge di Stabilità 2016 ha potenziato le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi e prestazioni di welfare aziendale ai dipendenti.

 

 

 

Nel mondo

Dai risultati della ricerca di Zurich emerge la sottovalutazione del rischio di poter perdere il proprio reddito a causa di morte o invalidità: circa il 38% del campione ritiene che questa possibilità possa capitare solo nel 10% dei casi, mentre secondo le statistiche fino al 25% della forza lavoro potrebbe perdere la capacità lavorativa, mentre ben il 44% degli intervistati ha già vissuto la perdita di reddito a causa di una sopravvenuta disabilità.

In media, circa un terzo degli intervistati possiede un’assicurazione contro la riduzione o la perdita del reddito familiare a causa di morte o invalidità, anche se il numero varia considerevolmente da Paese a Paese (il 17% degli intervistati in Germania e i due terzi degli intervistati in Malesia).

La conoscenza del fenomeno è scarsa: la ricerca ha rivelato che 6 persone su 10 non sanno ancora come poter proteggere il proprio reddito e 4 su 10 non hanno idea che esistano forme di assicurazione ad hoc. Si rileva che, il 53% degli intervistati senza copertura assicurativa, qualora informati sul tema, sarebbero interessato a sottoscriverne una polizza a protezione del reddito.

 

 

Si rileva inoltre una scarsa fiducia degli intervistati nei confronti dello Stato, come fornitore di sostegno sociale. A confermare il dato, 2/3 degli intervistati dichiarano che preferirebbero sottoscrivere una polizza a protezione del proprio reddito con una compagnia assicurativa, piuttosto di attendere un sostegno da parte dello Stato o dell’azienda per cui lavorano.

 

 

 

 

 

Anche sul posto di lavoro, non è comune che le aziende offrano ai dipendenti strumenti di tutela del reddito: solo il 13% degli intervistati beneficia di soluzioni assicurative offerte dal datore di lavoro, ciò nonostante 6 persone su 10 abbiano dichiarato di preferire un pacchetto di prestazioni assicurative ad uno stipendio più elevato. L’offerta di polizze sul reddito e sulla vita permette alle aziende di attrarre e trattenere i migliori talenti e aiutare a colmare il gap sulla protezione del reddito.

 

Il nostro Paese sta cercando di colmare il gap in termini di sottoassicurazione, soprattutto sul fronte della protezione personale” spiega Marco Allievi, Head of Corporate Life and Pension per Zurich in Italia. “E in questo contesto, le aziende sono sempre più chiamate, attraverso pacchetti di employee benefit, a giocare un ruolo fondamentale per sostenere i propri dipendenti e le rispettive famiglie nel momento del bisogno. Come emerge dalla ricerca Zurich, poi, gli italiani stanno dando prova di apprezzare molto gli employee benefit di natura assicurativa, restituendo alle aziende benefici in termini di migliore retention, maggiore livello di soddisfazione e contenimento dei costi di recruiting”.

 

Gary Shaughnessy, CEO Global Life and designated CEO Europe, Middle East and Africa at Zurich, ha commentato: “Una maggiore educazione sulla tutela del reddito è un passo fondamentale per prevenirne il rischio. Infatti, solamente quando si è consapevoli di un determinato pericolo e non si sottovaluta, si prendono le relative precauzioni per se stessi e per le persone più care. In qualità di compagnia assicurativa, noi di Zurich abbiamo la responsabilità e un ruolo importante per contribuire a una maggiore consapevolezza del fenomeno della riduzione o perdita del reddito familiare a causa di morte o invalidità e auspichiamo una più importante azione concertata tra consumatori, compagnie assicurative, impiegati e lo Stato per prevenire con successo questo rischio”.

 

Per maggiori informazioni: www.zurich.com/protectiongap

 

 

 

 

 

Zurich Insurance Group (Zurich), leader nei servizi assicurativi, è operativa sia nel ramo danni che nel ramo vita, servendo i propri clienti a livello globale e su singoli mercati locali grazie a circa 55.000 collaboratori. Tra i clienti di Zurich vi sono privati, piccole e medie imprese e grandi società, tra cui multinazionali, in oltre 170 paesi. Fondato nel 1872, il Gruppo ha la propria sede centrale a Zurigo, in Svizzera. La società holding Zurich Insurance Group Ltd (ZURN), quotata alla SIX Swiss Exchange, è presente sul mercato statunitense mediante un programma American Depositary Receipt di Livello I (ZURVY) negoziato fuori borsa su OTCQX. Maggiori informazioni su Zurich sono disponibili all’indirizzo www.zurich.com.

Zurich in Italia. Zurich è presente in Italia dal 1902 ed opera attraverso una rete di circa 600 Agenzie e accordi di distribuzione con banche e reti di promotori finanziari, nell’area della protezione assicurativa, del risparmio e della previdenza.

 

Per ulteriori informazioni:

Marco Braga, Head of Marketing Communications Zurich Italia
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[1] Studio della Confcommercio – Giugno 2016

[2] Ricerca condotta da Epiphany RBC, intervistate 11.000 persone in 11 Paesi nel mondo (Australia, Brasile, Germania, Hong Kong, Italia, Malaysia, Messico, Spagna, Svizzera, UK e USA). A partire dai risultati della ricerca, Zurich e Oxford University analizzeranno il fenomeno e pubblicheranno nel corso dell’anno una ulteriore indagine.

[3] Istat –  Report sugli indicatori demografici – 2016

[4] Studio della Confcommercio – Giugno 2016

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