RBM Assicurazione Salute insiste per la creazione di un Secondo Pilastro Sanitario

rbmMilano, 16 settembre 2016 – Una vera e propria doccia gelata arriva da Palazzo Chigi in merito ai possibili tagli, tra 1-1,7 miliardi al Fondo Sanitario Nazionale che quindi rimarrebbe fermo a quota 111 miliardi senza l’incremento previsto nel Def. Al fine di scongiurare per il 2017 e gli anni futuri il venir meno di servizi essenziali per i cittadini: RBM Assicurazione Salute chiede al Governo, al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro della Salute l’istituzione urgente di un tavolo di confronto per l’avvio di un Secondo Pilastro Sanitario che affianchi strutturalmente il Servizio Sanitario Nazionale.
“I possibili ulteriori tagli al Fondo Sanitario Nazionale -dichiara Marco Vecchietti Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute-, rendono improrogabile la convocazione urgente di un tavolo di lavoro per rendere disponibili i 15 miliardi di euro attualmente spesi dagli Italiani in sanità privata che l’introduzione di un Secondo Pilastro Sanitario aperto a tutti i cittadini potrebbe recuperare a supporto delle politiche del Servizio Sanitario Nazionale, portando indirettamente la dotazione del Fondo Sanitario Nazionale alla cifra record mai raggiunta di 126 miliardi di euro”.
“Lo ripetiamo ormai da anni – conclude Vecchietti – bisogna mettere a punto una nuova strategia per la Sanità in Italia che rilanci un’alleanza pubblico – privato affiancando strutturalmente un Secondo Pilastro Sanitario ancillare al Servizio Sanitario Nazionale. Diversamente il Sistema Sanitario è destinato al collasso. La situazione che abbiamo di fronte, infatti, è sempre più preoccupante e paradossale. Non dimentichiamoci che a metà agosto, con una certa enfasi, venivano approvati i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. Oggi a poco meno di un mese bisogna prendere atto, come a dire il vero temevamo, che i relativi finanziamenti non sono sufficienti.

Per risolvere il problema non si può continuare ogni trimestre a mettere in discussione il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cercando di garantirne la sostenibilità e la qualità delle cure solo attraverso l’efficientamento organizzativo e la razionalizzazione dei costi. La spesa sanitaria nazionale è di quasi il 30% inferiore a quella dei Paesi EU14 con una forbice che, anche in percentuale del PIL, continua a divaricarsi di anno in anno. Se non si interviene, quindi, sulla diversificazione delle fonti di finanziamento intermediando in modo consistente la spesa sanitaria privata e alleggerendo contestualmente il carico sui redditi del le famiglie italiane il problema non potrà che crescere”.
L’incontro di ieri con la Commissione Europea ed i conseguenti tagli ipotizzati tempestivamente dal Ministero dell’Economia necessari per rispettare gli impegni italiani, del resto, non fanno che confermare che in mancanza di un Piano Strategico per la Sanità in Italia che coinvolga pubblico e privato per liberare risorse aggiuntive, i cittadini italiani dovranno rassegnarsi a pagare attraverso le imposte, per servizi sanitari che non avranno o che potranno avere in tempi biblici.

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