Incidenti stradali, colpo di frusta e risarcimenti: cosa è cambiato dopo la legge concorrenza

Quest’estate, dopo anni di travaglio, è entrata in vigore la c.d. “Legge concorrenza“, nome esatto L. 124, del 4 agosto 2017, recante numerose disposizioni nuove in materia di Rc Auto.

Le novità riguardano l’utilizzo della scatola nera, la scelta del carrozziere di fiducia, l’utilizzo dei testimoni, il danno biologico da lesioni di grave entità e di lieve entità.

In questa sede, vediamo come è cambiato, e se è cambiato, il destino della stragrande maggioranza di chi rimane coinvolto in un incidente in Italia, con conseguenti lesioni lievi, secondo la definizione data dal codice delle assicurazioni.

Per chiarirci, tra le lesioni lievi (0-9% di punti di diminuzione dell’integrità psicofisica, o di invalidità permanente), rientra il celeberrimo colpo di frusta, o distorsione del rachide cervicale, o trauma minore del collo, a seconda della laicità o tecnicità della definizione. Ricordiamo che si tratta della più frequente conseguenza lesiva sulla persona coinvolta in incidente stradale, quindi i riflessi dei cambiamenti in materia di colpo di frusta sugli utenti della strada sono notevolissimi.

Non per niente, all’entrata in vigore della celebre Legge 27/12, che subordinò il risarcimento dei colpi di frusta alla sussistenza del triplice requisito del riscontro clinico obiettivo strumentale, la compagnie di assicurazioni, sostenendo che senza lastra non dovessero pagare, ebbero un improvviso balzo in avanti degli utili, a nove zeri.

Successivamente la legge sul triplice requisito entrò nella realtà, fatta di danneggiati, avvocati, medici legali, Giudici di Pace, studiosi, e ne uscì completamente ridimensionato.

D’altronde non poteva essere altrimenti: come si può subordinare l’accertamento di un danno da lesioni all’esistenza di una lastra, o di una tac che comprovi la sussistenza di essa? Celebre fu il caso, non solo di scuola, della donna in gravidanza, che non potendo subire raggi senza porre a rischio il feto, non poteva essere risarcita.

Dopo un laboriosissimo cammino, si giunse infine alla sentenza della Corte di Cassazione, n. 18773 del 2016 (Assicuriamoci Bene pubblicò un commento della sentenza a mia firma), che statuì che la valutazione del danno ai fini risarcitori va fatta mediante l’utilizzo di “criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una “obiettività” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi.”

In altre parole, il danno c’è se i medici legali lo riscontrano, utilizzando tutto ciò che la medicina legale mette a disposizione. Non si poteva addivenire ad altro esito, senza trasformare il legislatore i medico legale, o senza immettere una franchigia arbitraria a danno di tutti quei casi in cui, per un motivo o per un altro, non fosse possibile produrre una prova radiologica del danno.
Torniamo ora alla domanda iniziale

Cosa è cambiato nei risarcimenti da danni lievi con la legge n. 124, 4 agosto 2017?

La risposta è: nulla. Il comma n.19 dell’unico articolo della legge, introducendo nuova formulazione dell’art. 139 del codice delle assicurazioni private, inserisce questo periodo al secondo capoverso del comma 2: “In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.”

Il legislatore sceglie, come anche in altri ambiti di questa “mini riforma”, di recepire quanto già raggiunto dalla più autorevole giurisprudenza. Sarebbe bastato inserire virgole, congiunzioni o altri artifici per portare il significato del triplice requisito in altre direzioni.

Invece, ancora una volta, si lascia tutto all’interprete, perchè l’accertamento dev’essere clinico strumentale obiettivo, senza che la qualità “strumentale” di esso (che tanto piace alle compagnie assicurative perchè taglia fette gigantesche degli esborsi risarcitori) prevalga su quella “clinica” o su quella “obiettiva”.

Quindi i danneggiati, dovranno certo fare il possibile per aver quante più prove possibili del danno, insistendo al Pronto Soccorso per essere “scandagliati”, onde evitare contestazioni da parte delle assicurazioni, ma senza che questo possa considerarsi una condicio sine qua non del risarcimento. E’ lo specialista medico legale, solo lui, e non il legislatore, e non le compagnie assicurative, che ha il compito di valutare, utilizzando tutti gli strumenti della sua leges artis, l’entità del danno e dunque, del conseguente risarcimento.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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Assicuriamoci Bene in collaborazione con un team di professionisti (studi professionali di periti ed avvocati, esperti di diritto delle assicurazioni, della quantificazione del danno, di ricostruzione delle dinamiche degli incidenti), ha predisposto il servizio “L’ esperto risponde” per gli utenti del Blog.

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