Incidenti stradali, quando l’assicurazione non paga?

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Quando è passato qualche mese da un incidente stradale, e il danneggiato non ha ancora avuto alcun risarcimento, è frequente subentri in lui una sensazione di sconforto e di sfiducia in tutti gli operatori preposti a fornirgli assistenza.

Ritengo utile che durante tutta la procedura risarcitoria il danneggiato sia posto in grado di  “capire” quali opzioni siano disponibili e cosa sia meglio fare.

D’altronde è il danneggiato che deve in ultima analisi prendere le decisioni e, come in tutte le cose, per poter prendere decisioni autonome, si deve aver chiaro il quadro della situazione.

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Quanto vale il mio Colpo di frusta? [seconda parte]

Nel precendente articolo ho spiegato come quantificare il danno da “colpo di frusta” facendo anche un esempio. In questo articolo mi propongo di approfondire il tema dandovi dei consigli.

Innanzitutto voglio sottolineare che qualsiasi lesione ulteriore rispetto alla distorsione del rachide cervicale (es. distorsione rachide lombare, infrazione costola, lesioni alle dita), comporterà un maggior danno da invalidità permanente, con conseguente innalzamento dell’importo totale.

Così come, potenzialmente, la percentuale di invalidità permanente potrebbe anche essere inferiore al 2%, essendo il colpo di frusta, come già detto, tabellato come corrispondente a 0-2% di I.P..

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Quanto vale il mio colpo di frusta? [prima parte]

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Il colpo di frusta è un argomento molto dibattuto, dedicheremo diversi articoli per approfondire questa tematica. Avevamo già pubblicato un articolo per discutere sulla veridicità del colpo di frusta ( Colpo di frusta o un trucco ormai conosciuto per guadagnare qualcosa? ).

Questa domanda sarà passata per la testa di quasi tutti i danneggiati che in un incidente stradale hanno riportato il famoso “colpo di frusta”, ovvero la distorsione del rachide cervicale.

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Polizze dormienti: attenzione alla prescrizione

Le polizze dormienti rientrano in quella categoria di fondi mai movimentati, una sorta di contratti “fantasma” a cui per legge è stata apposta la scadenza di un anno dalla stipula nel caso in cui non venga rivendicato alcun incasso sul maturato.

Entro un anno, recita infatti il Codice civile, gli effetti dei contratti vanno in prescrizione.

I problemi per coloro i quali hanno diritto a polizze vita non riscattate cominciano con le modifiche di legge (n.166/2008) sul fondo dei rapporti dormienti che, se da un lato ha stabilito il raddoppio del tempo (da uno a due anni) per riscattare le somme detenute dalla Compagnie Assicurative, dall’altro ha previsto che scaduto il termine relativo alla prescrizione, gli indennizzi vadano al fondo dei rapporti dormienti e non più nelle “casse” delle Compagnie.

Tale circostanza impatta in modo notevole sui beneficiari i quali, decorsi due anni dal verificarsi dell’evento coperto dalla polizza e maturata di conseguenza la prescrizione, non hanno più alcun diritto di ottenere la prestazione e di incassare alcuna somma maturata.

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Preventivi e Assicurazioni sulla vita: Un’Introduzione

Le assicurazioni vita possono essere fondamentalmente di tre tipi: assicurazione per il caso morte, assicurazione per il caso vita e poi alcune forme miste di assicurazioni che comprendono i vantaggi delle prime due. Esistono anche altri tipi di prestazioni di questo tipo, come assicurazioni contro malattie, invalidità, infortuni o altre assicurazioni di capitalizzazione, come pensioni integrative o fondi di investimento legati ai conti correnti. Si tratta di assicurazioni complesse e delicate, per le quali è fondamentale una buona informazione. Qui diamo una breve sintesi sui tipi più comuni.

Assicurazione per il caso morte
Nella forma più classica, l’assicurazione sulla vita consiste in un importo prestabilito che la compagnia dovrà liquidare al momento della morte dell’assicurato. Normalmente il beneficiario o i beneficiari sono i familiari dell’assicurato. E’ possibile comunque revocare o modificare l’assicurazione con una comunicazione alla compagnia o tramite

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Danni a veicolo di scarso valore commerciale: che fare?

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Ad alcuni di voi sarà capitato, molti di voi l’avranno sentito dire: quando fai un incidente con una macchina, o una moto, che vale poco, oltre a tutti i problemi conseguenti all’incidente (spavento perdite di tempo, lesioni etc.), insomma oltre al danno, si deve patire la beffa del risarcimento irrisorio per la perdita del veicolo.

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Assicurazioni, Kasko e ripristino airbag

Assicurare lairbag? Perchè no!

Ripristinare gli airbag può costare molto caro e non sempre l’assicurazione copre questo tipo di spese. Come sappiamo ormai tutte le macchine sono dotate di airbag, la cui funzione è quella di impedire l’urto tra la testa dei trasportati con il cruscotto o il volante. Nonostante l’airbag sia spesso oggetto di discussione resta uno dei sistemi che salvano la vita di molti automobilisti.

In seguito a un urto e all’esplosione degli airbag sarà necessario doverli ripristinare, il che comporta costi piuttosto alti, anche 2mila euro per auto di media cilindrata. Spesso inoltre l’attivazione dell’airbag frontale causa anche la rottura del parabrezza e del cruscotto, facendo lievitare la spesa. In alcuni casi invece l’attivazione degli airbag è imprevista o indesiderata – ad esempio per urti a bassissime velocità – tralasciando poi episodi di veri e propri malfunzionamenti che portano alcuni automobilisti a chiedere un rimborso alle cause automobilistiche.

Se siamo rimasti coinvolti in un sinistro e la colpa non è nostra i danni ovviamente saranno rimborsati anche dalle assicurazioni piú economiche, le RC auto, compresi gli airbag. Invece nei casi in cui la responsabilità sia nostra, oppure in caso di urti accidentali, ci verrà in soccorso un’assicurazione Kasko oppure un pacchetto di garanzie aggiuntive.

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La solvibilità delle Assicurazioni, servono capitali sufficienti

Le compagnie assicurative italiane sono soggette alla normativa italiana ed in tema di solvibilità finanziaria alla Solvency I (già in vigore), ed a breve alla  Solvency II (in vigore dal 2012).

La normativa richiede dei capitali minimi a garanzia degli impegni assunti nei confronti degli assicurati. Questi capitali costituiscono le “riserve“, e vengono ogni anno determinati e ricalcolati secondo parametri ed aliquote percentuali stabilite.

La grossa novità di Solvency II rispetto all’ attuale normativa sarà di costituire dei capitali non più solo in funzione di parametri quantitativi, ovvero una percentuale dei premi raccolti, ma bisognerà prendere in considerazione e quantificare i “rischi” dell’impresa.

Noi avevamo già in precedenza scritto un articolo sul tema della solvibilità delle compagnie assicurative, pubblicato il 21 maggio 2009.

La solvibilità delle nostre imprese italiane sembra essere solida, ma meglio essere sempre accorti e attenti, “le Assicurazioni devono dotarsi di capitali sufficienti”.

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Assicurare il rischio-catastrofe

 

La catastrofe per definizione è un fenomeno grave ed improvviso che è difficile da prevedere se non impossibile. Ma negli ultimi anni questi fenomeni stanno diventando talmente frequenti che rischiano di diventare fenomeni “normali”.

Solo in Italia, nell’ultimo anno abbiamo assistito a fenomeni molto drammatici e catastrofici, causando danni per 5 miliardi di euro a cui si aggiungono i 10 miliardi censiti soltanto per il terremoto dell’Aquila ed in alcuni casi danni incalcolabili dal patrimonio artistico alle vite umane.

I danni causati da questi fenomeni sono in parte finanziati dallo Stato Italiano, quindi da tutti gli italiani, ma a volte non ci sono i finanziamenti e chi ha perso una casa, il laboratorio dove lavorava, l’ufficio, ecc,. non gli resta che rimboccarsi le maniche e cominciare da 0 magari con l’aiuto di qualche associazione o opere di beneficienza, producendo tra l’altro una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Per non parlare poi di chi perde i propri cari!!!

Ma come mai allora il popolo italiano, quindi lo Stato Italiano, non cerca di mitigare o eliminare questo rischio? O meglio come mai le case degli italiani e tanti altri beni immateriali non hanno una  adeguata copertura assicurativa contro un’ eventuale, ma sempre più probabile, danno causato da questi fenomeni catastrofici?

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