Il capitale accumulato dalla previdenza complementare, ti farà ottenere il 100% dell’ultimo reddito?

L’ultima fase della previdenza complementare è quella la prestazione. Questa fase consiste nella restituzione di quanto accumulato negli anni, ovvero la somma dei contributi versati durante la fase di accumulazione e dei rendimenti ottenuti dalla gestione del fondo, sotto forma di prestazione pensionistica. Le prestazioni pensionistiche possono essere cosi percepite:

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Previdenza complementare: buoni i rendimenti ma scarsa l’adesione, perchè?

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Dati alla mano la Previdenza Complementare non decolla. Quest’affermazione è condivisa sia dall’Ania in un’audizione del 25 febbraio 2010 del dott. Fabio Cerchiai e sia dall’organismo di vigilanza dei fondi pensione (Covip) in cui si è già lamentata più volte.

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Gli investimenti dei fondi di previdenza complementare

Continiamo a parlare di previdenza complementare, dopo avere spiegato nei precedenti articoli le fasi di adesione e di contribuzione, spiegando brevemente, la terza fase ovvero l’accumulazione.

I contributi che vengono versati nel fondo vengono investiti tramite una gestione finanziaria. Questa è una fase molto importante in quanto i rendimenti della gestione influiscono nel montante finale ovvero nel valore del capitale che si accumulerà al momento della pensione. Quest’ultima quindi dipenderà dall’entità dei contributi versati e dai rendimenti ottenuti negli anni.

Esistono diversi tipi di gestione finanziaria, che tengono conto dei differenti profili rischio/rendimento, tra i più comuni vi sono:

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La contribuzione nella previdenza complementare, riempiamo il salvadanaio per la nostra pensione.

Continiamo ad occuparci della previdenza complementare, dopo aver scritto diversi articoli, tra cui l’adesione alla previdenza complementare, per spiegare questo argomento e brevemente capirne tutte le regole.

Dopo aver spiegato la prima fase (l’adesione) nel precedente articolo passiamo alla seconda fase.

La seconda fase è la Contribuzione, pensiamo ad un salvadanaio (molto grande) in cui andiamo versando i nostri soldi per accumulare un capitale e che apriremo il giorno che andremo in pensione.

I contributi che vengono erogati nel fondo (il nostro salvadanaio) variano secondo il soggetto che partecipa alla previdenza complementare.

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L’adesione alla previdenza complementare

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Ci eravamo occupati in precedenza dell’argomento, spiegando perchè esiste una forma privata e alternativa alle previdenza pubblica. Nell’articolo precedente avevamo spiegato la differenza tra i due sistemi di previdenza. Con questo articolo inizieremo a spiegare come creare un’ adeguata pensione attraverso le forme di previdenza complementare, con l’obbiettivo di raggiungere il 100% dell’ultimo reddito percepito prima di andare in pensione.

La partecipazione ad un fondo di previdenza complementare può essere suddiviso in 4 parti (adesione, contribuzione, accumulazione e prestazione).

La prima è la fase dell’adesione , che è libera e volontaria, ovvero la partecipazione ad una delle forme pensionistiche previste dalla normativa. Queste forme pensionistiche a cui si possono aderire sono suddivise in 4 forme:

  • forme pensionistiche ante 421/92
  • fondi pensione chiusi
  • fondi pensione aperti
  • fondi pensione individuali

A tali forme si può aderire individualmente o in forma collettiva, precisando che individualmente si aderisce agli ultimi due fondi su descritti mentre collettivamente ai primi tre fondi.

Vediamole una per una….

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Donne in pensione a 65 anni?

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Sui principali quotidiani di oggi, 25 giugno, si legge l’ennesima notizia che l’Italia si adegua con lentezza, o addirittura oltre i termini consentiti alle regole dell’UE. La Commisione europea sanzionerà ancora una volta l’Italia per non esserci adeguati alle regole comunitarie, attraverso una procedura d’infrazione.

La procedura di infrazione è un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale, disciplinato dagli articoli 226, 227 e 228 del Trattato di Roma, volto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea responsabili della violazione di norme comunitarie.

Le sanzioni pecuniarie per l’esecuzione delle sentenze rese al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione con la Comunicazione SEC 2005 n. 1658: la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell’infrazione a monte.

Fonte: www.wikipedia.org

Oltre alle più note procedure d’infrazione per aver sforato il limite del deficit pubblico (chiamata procedura per deficit eccessivo), e alle 156 applicate al nostro stato in passato , oggi si apprende dal sito www.repubblica.it che ne verrà applicata una per il mancato adeguamento dell’età pensionabile delle donne italiane, portandola a 65 anni.

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Previdenza complementare

E’ noto che la pensione pubblica futura, soprattutto per i giovani, non sarà sufficiente a mantenere il tenore di vita ovvero a garantirci lo stipendio attuale al momento dell’età pensionabile.
Senza addentrarci in spiegazioni di tipo statistico, demografico e finanziario del perché la previdenza pubblica è oggi insufficiente, e dopo una prima spiegazione fatta nel precedente articolo, è facile da comprendere che l’allungamento della vita cioè un periodo maggiore tra l’ ingresso in pensione ed il passaggio a “miglior vita”, ed allo stesso tempo una minore natalità, sono fattori che hanno portato in crisi il “sistema a ripartizione“.

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