Conciliazione Paritetica Rc Auto: l’IVASS spinge

E’ del 21 maggio scorso un comunicato dell’IVASS che promuove e incoraggia il nuovo patto tra ANIA e Associazioni dei Consumatori per la “conciliazione paritetica”, un sistema di risoluzione alternativa delle controversie volto a deflazionare il contenzioso, per i risarcimenti dei sinistri Rc Auto entro i 15.000 euro.

In parole povere, anche l’IVASS spinge per buttare fuori gli avvocati “attivisti” contro le assicurazioni dal settore, incoraggiando questo sistema che vedrebbe contrapposte le Associazioni dei Consumatori e le imprese di assicurazione.

L’IVASS scrive della conciliazione paritetica: “tale strumento alternativo alla risoluzione delle controversie è in grado di offrire un contributo alla deflazione del contenzioso giudiziario, consentendo ai consumatori la possibilità di risolvere in maniera più rapida ed economica le controversie e alle imprese di contenere i costi del contenzioso, con ricadute positive, a livello di sistema, sui costi dei risarcimenti e sui livelli delle tariffe R.C Auto.”

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La mediazione obbligatoria al primo inciampo

Mentre la mediazione civile obbligatoria compie in sordina i primissimi passi, sull’esito dei quali ancora non ci sono riscontri, cominciano gli annunciati problemi. In particolare vengono al pettine i problemi di legittimità costituzionale della normativa, così come resa operativa dal regolamento attuativo n. 28/2010.

Il ricorso presentato al TAR dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA) unitamente ad altri organi di rappresentanza della categoria, ha sortito un primo effetto, quello della trasmissione alla Corte Costituzionale degli atti, affinchè siano valutati profili di incostituzionalità del d.lgs 28 del 2010, in ordine agli artt. 24 (accesso alla giustizia) e 77 (eccesso di delega) della Costituzione.

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In arrivo la “mediaconciliazione”, ma resta fuori la R.C. Auto

Come molti sapranno, il 20 marzo è entrato definitivamente in vigore il d.l. 4 marzo 2010, n. 28, sulla c.d. “mediaconciliazione obbligatoria”.

In pochi sanno di cosa si tratta. In sintesi si tratta di un’imposizione di legge che impedisce al cittadino di rivolgersi al giudice se non dopo aver esperito il “tentativo di conciliazione” davanti a un mediatore facente parte di un organismo privato che abbia ottenuto le credenziali per svolgere l’attività di mediazione.

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